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Lo statuto dell'Unione Astrofili Senesi.
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INQUINAMENTO LUMINOSO

L'inquinamento luminoso si può definire, citando il concetto riportato nelle leggi regionali e nei vari regolamenti comunali recentemente approvati, ogni forma d'irradiazione di luce al di fuori delle aree a cui essa è funzionalmente dedicata e, in particolare, verso la volta celeste.
Questo semplice concetto comprende le finalità di tutti coloro, astrofili, astronomi, ambientalisti e semplici cittadini, che operano per la tutela del cielo e cioè, fare in modo che gli impianti d'illuminazione siano tecnicamente adeguati, così da minimizzare la dispersione della luce. Ovviamente, il problema non potrà essere completamente risolto, in quanto una percentuale dell'inquinamento luminoso è causata dalla riflessione delle superfici illuminate. Tuttavia, predisporre impianti con dispersione assente o quasi, avendo cura, nel contempo, di non sovradimensionare la potenza delle lampade, porterà sicuramente ad avere cospicui benefici sia per quanto riguarda il contenimento dell'inquinamento luminoso sia per quanto concerne il risparmio energetico.
Il problema dell'inquinamento luminoso non è nuovo: negli Stati Uniti se ne parla ormai da alcuni decenni. Risale, infatti, al 1958 il primo regolamento che pone dei limiti all'illuminazione esterna nello stato dell'Arizona. In Italia, il problema, anche tra gli astrofili e gli ambientalisti, è noto da pochi anni e, solo attualmente, stanno maturando i frutti degli sforzi e delle campagne di sensibilizzazione fatte: di recente, sono state approvate ben cinque Leggi Regionali; alcuni Comuni hanno emanato propri regolamenti e due disegni di legge sulla materia sono in discussione al Parlamento.
Dieci anni fa, nessun astrofilo, anche il più "convinto", avrebbe immaginato, che una parte rilevante del tempo dedicato, per scelta e passione personale, all'astronomia dovesse essere impiegato necessariamente per la lotta contro l'inquinamento luminoso, pena la definitiva scomparsa del nostro amato oggetto di studio: il cielo stellato. In molte occasioni, lavorare per la tutela del cielo in termini pratici significa rivolgersi a tecnici e amministratori pubblici che, frequentemente, non comprendono o ignorano il problema e, nel peggiore dei casi, arrivare persino a imbattersi in scontri al limite della causa legale, spesso gestiti nella più assoluta solitudine. Tutto questo per affermare con orgoglio e caparbietà il nostro (ed ovviamente non solo nostro) sacrosanto diritto di continuare ad osservare e studiare il cielo. Allo stesso modo, nessun astrofilo avrebbe immaginato di studiare e predisporre appositi regolamenti di tutela, resisi, invece, necessari per arginare atteggiamenti o idee irrazionali che hanno portato ad illuminare strade, giardini e monumenti con i metodi più assurdi.
Si pensi, ad esempio, al concetto d'illuminazione ornamentale: molti tecnici e rivenditori di corpi illuminanti ritenevano di primaria importanza l'impatto dal punto di vista estetico (che, tra l'altro, è una componente del tutto soggettiva e, quindi, difficilmente classificabile), sia per quanto riguarda le caratteristiche esteriori dei lampioni sia per l'effetto di luce nell'emisfero superiore, tralasciando del tutto l'aspetto funzionale, con il risultato di ottenere un'illuminazione scarsamente efficiente ed un'elevata dispersione, con conseguente spreco energetico. E' questo il caso degli onnipresenti diffusori a sfera.
Si pensi, inoltre, all'illuminazione dei monumenti: spesso è sovrabbondante, dispersiva e rischia di deteriorare la visibilità degli stessi ed anche la relativa ambientazione storico-culturale. In ultimo, ma si potrebbero fare decine di esempi, si consideri l'illuminazione stradale; talora abbagliante, disuniforme ed addirittura pericolosa per la circolazione veicolare, specialmente nei casi in cui si aggiungono, per scopi pubblicitari o di altra natura, insegne luminose, fari, proiettori od altro, che con l'abbagliamento diretto, contribuiscono ad affievolire la visibilità di sagome o persone presenti sulla carreggiata.
Tuttavia, bisogna riconoscere che qualcosa si sta muovendo, grazie all'introduzione delle leggi regionali e, soprattutto, a livello di mobilitazione e sensibilizzazione degli astrofili, che hanno portato la lotta all'inquinamento luminoso anche in ambienti diversi da dove essa è nata.
La Legge Regionale Toscana, pur essendo, a mio avviso, ancora incompleta, soprattutto per quanto concerne il caso dell'illuminazione privata, e da definirsi per quanto riguarda il P.R.P.I.L. (Piano Regionale per la prevenzione dell'inquinamento luminoso), introduce nelle disposizioni transitorie (Allegato C Articolo 11, comma 1) dei criteri tecnici per la progettazione e l'adeguamento d'impianti pubblici d'illuminazione esterna, che, se correttamente applicati dai Comuni, porterebbero sicuramente ad una riduzione dell'inquinamento luminoso e, conseguentemente, ad ottenere un cospicuo risparmio energetico. Ad esempio, nel punto 3 dell'allegato C, viene fissata la percentuale massima di dispersione del flusso luminoso nell'emisfero superiore, stabilita nell'ordine del 3%. Tale percentuale, di fatto, mette fuorilegge tutte le armature stradali munite di vetri rifrattori o prismati o comunque montati con angolazioni diverse da 0° rispetto al piano orizzontale. Lo stesso discorso vale per le sfere a diffusione libera o diffondenti e per le lanterne tradizionali.
In più, altro elemento positivo della L.R. 37, è l'aver stabilito ulteriori misure di protezione per gli Osservatori astronomici e incentivato i Comuni, con l'assegnazione di appositi contributi, ad adeguare gli impianti esistenti.
Sarebbe, comunque, un errore ritenere di aver vinto la guerra contro l'inquinamento luminoso, visto che molto dovrà ancora essere fatto anche sotto il punto di vista della vigilanza, affinchè i Comuni applichino veramente le nuove disposizioni di legge.
E', quindi, necessario che ogni singolo astrofilo vigili sul proprio territorio segnalando ai responsabili interni alle associazioni che si occupano di lotta all'inquinamento luminoso, tutti i casi di nuove installazioni in cui emergono palesi violazioni della legge regionale: l'astronomia diventa così anche un aspetto determinante anche per la salvaguardia del territorio. Per cui le istituzioni, oltre che ad occuparsi della conservazione della purezza delle acque, dell'aria, dei beni storici, archeologici e di qualsiasi altra risorsa specifica di una determinata area, dovrebbero dare maggior rilievo alla tutela del cielo, che rappresenta uno strumento assolutamente necessario (come ad esempio la lotta all'abusivismo edilizio) per recuperare e valorizzare tutte le risorse del territorio contro il degrado provocato in precedenza dall'incuria e dalla cattiva gestione: solo in questo modo una comunità moderna come la nostra può ritenersi civile e culturalmente matura.

Roberto Manganelli
(Coordinatore per la lotta
all'inquinamento luminoso dell'UAS)

 

 

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